Oggi per le storie di passate presente ci occuperemo di Roma l'alto impero Da principio andremo a vedere la politica riformatrice di Nerone, l'ultimo imperatore della dinastia Giulio Claudia, passata la storia per tutte le sue nefandezze, ma ci fu una sua politica riformatrice. Poi prenderemo in esame la deriva assoltistica di Domiziano. E infine passeremo a Traiano e al rinnovamento urbanistico di Roma e delle province.
Traiano sarà il predecessore di Adriano. E anche su questo ci saranno delle cose da dire. Il racconto sarà guidato dalla giovane storica Michela Ventriglia.
Nel 54 d.C. l'imperatore Claudio muore avvelenato e Nerone diventa così, a soli 17 anni, il quinto imperatore della dinastia Giulio-Claudia, grazie alle strategie di sua madre, Agrippina. Il giovane imperatore decide di liberarsi subito della madre Agrippina, della moglie Ottavia e forse anche dell'amante Poppea, che muore durante una gravidanza.
Quando si parla di Nerone è difficile districarsi tra verità e leggenda. La sua politica accentratrice e poco attenta agli interessi dell'aristocrazia senatoria gli attira molte inimicizie e rompe gli equilibri sociali che si erano creati al tempo di Augusto. Gli storici latini fedeli al Senato lo accusano di tutto, anche di aver dato alle fiamme la città di Roma e sulle sue sceneri di aver costruito il suo grandioso palazzo, la Domus Aurea.
Da tempo è stata però avviata una revisione critica sulla sua figura, che tralasciando dicerie e leggende, mette invece in risalto la sua politica di riforme. E di questa politica parliamo con il professor Alessandro Barbero. Durante i 14 anni del suo impero, Nerone inaugura una politica di riforme. Vuole trasformare la società romana, superare l'esaltazione dell'addestramento militare, del combattimento e del sangue. Immagina per l'impero uno stile di vita diverso, di stampo ellenistico.
Vuole che la cultura sia al centro di tutto. Ogni gara artistica o atletica deve essere vinta da chi è più completo. da chi comprende e conosce.
Per conquistare il popolo e avviare il processo di cambiamento, l'imperatore lancia in Eronia giochi di musica, arte e ginnastica. Mi rivolgo a ognuno di voi. Che fareste se quest'uomo fosse vostro fratello? Che fareste se quest'uomo fosse vostro figlio?
Risparmio le loro vite perché non voglio che venga versato sangue per rendere omaggio al mio nome. Ma avrete i vostri divertimenti! Cento giorni di festeggiamenti e giochi!
Per limitare il potere del Senato, accentra il potere legislativo nelle sue mani. Sceglie i funzionari imperiali tra i liberti, gli schiavi liberati, che amministravano i beni delle grandi famiglie patrizie romane. Inaugura così. la sua politica autocratica e di agevolazione dei ceti più deboli.
Nel 58 d.C. infatti propone anche una riforma tributaria, l'abolizione di tutte le tasse indirette sulle merci che passano attraverso i dieci distretti in cui è diviso l'impero. Ma il Senato la boccia.
Pensavo che mi avresti votato contro, nobile Settimio. L'avrei fatto. Ma non voglio che si dica in giro che l'imperatore sia uscito dal senato senza ottenere un voto in suo favore Ti ringrazio per il tuo sostegno Ma non ne avevo bisogno Ho deciso di esercitare i miei poteri Giudiziari, consolari e imperiani Le riforme che ho proposto verranno realizzate e quando le votazioni saranno rese pubbliche il popolo saprà chi lo difende e chi vuole opprimerlo.
E se fino a quel momento Nerone ha cercato una mediazione, ora prende le distanze dal Senato e da Seneca, che difende gli interessi dell'aristocrazia di cui lui stesso fa parte. La riforma mancata prenderà vita sotto altra forma nel 64 d.C. con la svalutazione monetaria che offre più potere d'acquisto alle monete d'argento usate negli scambi commerciali.
Questa riforma si è rivolta a un'altra forma, con la svalutazione monetaria che offre più Sarà il successo più duraturo della politica neroniana perché per evitare una sterile inflazione l'imperatore inizia una frenetica attività edilizia di opere pubbliche in tutto l'impero. Mia grazia centimi, levi un dubbio, alla fine Nerone, alla fine della sua vita, pronuncia delle parole, ma non si è mai capito bene quali fossero e che senso avessero? Sì, le ultime parole di Nerone...
di Nerone ce le tramanda Svetonio e furono qualis artifacts pereo. All'inizio furono interpretate come quale artista muore con me. Cioè un complimento a se stesso come grande artista.
Esattamente. riferendosi alla perdita artistica che avrebbe subito il popolo dopo la sua morte. Anch'io l'ho studiato così invece.
In realtà probabilmente lui si riferisce al luogo in cui muore, perché vuole dire sono condannato a morire come un artigiano, come un semplice artigiano, perché lui si uccide, o meglio si fa uccidere da un suo liberto a casa di questo liberto. Quindi in contrapposizione ai luoghi ricchi in cui aveva vissuto tutta quanta la sua vita, muore in un luogo semplice. Quindi quelle persone...
Le parole erano state tradotte malamente o interpretate malamente per deriderlo, per dipingerlo come un mezzo scemo, l'uomo che con la lira suonava mentre Roma bruciava, demente che si era inorgoglito, mentre invece Stoll, Interprezioni e Maria Grazia Cinti sono parole molto più semplici. Sì, al limite volendo discutere l'unico dubbio potrebbe essere ma un liberto dell'imperatore doveva essere un uomo... potentissimo e straricco anche lui, non credo che abitasse in un tugurio, però è sempre giusto chiedersi se le cose che ci ha tramandato la tradizione non le abbiamo colte alla rovescia certe volte. Comunque ha visto nel nostro filmato l'interpretazione che noi diamo, ovviamente liberi tutti di adottarne altre, è che il momento decisivo della vita di Nerone è quello in cui sfida il Senato.
E lo sfida pesantemente e entra in conflitto con Seneca. Le chiedo professore, è la prima volta nella storia che si ha questa sorta di rivoluzione culturale, cioè del capo che fa appello al popolo contro i potentati intermedi? Non è così frequente effettivamente che un capo che è stato portato su dai poteri che esistono poi li lasci per appellarsi al popolo, lo farà Mao.
tanto tempo dopo come ci ricordiamo e quindi è un episodio rivoluzionario e forse per questo c'è nei suoi confronti la damnazione memoria perché quello che ha visto il senato che poi è quello che tiene in ostaggio la storiografia del senato è una minaccia che non si sarebbe mai ripresentata. Francesca Fanelli Sì Occorre precisare una cosa, perché spessissimo si legge che Nerone fu oggetto di un damnazio memorie, solo che è una leggenda, perché nessuna opera antica c'è scritto questo a proposito di Nerone. Lui fu dichiarato hostis publicus dal senato, che è una cosa, quindi ha ricevuto una condanna, però il suo funerale fu celebrato regolarmente e gli atti da lui emanati non furono revocati né dal senato né dagli imperatori successivi.
Grazie. Insomma, quindi... Quella era una coda però di saggezza che si faceva anche con tutti i cattivi. Sì, però è una cosa, anche questa è una cosa molto giusta, la possiamo spiegare ancora meglio.
D'amnazio memoria può voler dire due cose diverse. Nel mondo romano era una cosa giuridica precisa. Voleva proprio dire che buttavano giù le statue, cancellavano i suoi volti dove erano dipinti, annullavano i suoi provvedimenti. È giustissimo, a lui non l'hanno fatto. Poi lo diciamo noi per intendere quando, come dire, chi crea...
crea l'opinione, in seguito cerca di presentare un personaggio come un mostro, quando invece magari non lo è. E furono i cristiani a fare questa operazione? Beh, furono innanzitutto Svetonio e Tacito. I cristiani hanno contribuito. Pensare che quando Nerone ha messo a morte i cristiani di Roma, probabilmente ha fatto di nuovo uno di questi.
quelle cose che il suo popolo voleva. Di nuovo una misura populista e gradita alla gente a cui i cristiani stavano molto antipatici. Ci chiamiamo passato e presente ma non faccio riferimento a situazioni del presente.
Alessia Mante Sì, volevo sottolineare il fatto che il passaggio al governo quasi filellenico neroniano dal quinquennium felice è sottolineato anche dal passaggio ad un'altra ideologia anche iconografica. dell'imperatore perché se noi andiamo ad analizzare i primi busti dell'imperatore Nerone è rappresentato come un princeps Giulio Claudio esattamente come Tiberio e come Augusto mentre invece quando inizia veramente a applicare il suo governo filellenico viene rappresentato in maniera diversa come un monarca quasi ellenistico con l'accenno di barba, il ricciolo che appunto richiama il mondo greco questa torsione del volto che quasi vuole riflettere l'intraprendenza adesso adottata dall'imperatore Questa cosa che dice Amante è importantissima perché questo è un altro tratto rivoluzionario di Nerone che riesce a proiettarsi su altri mondi e cerca di fare attraverso anche le cose che ha raccontato adesso Alessia Amante, cerca di farle entrare dentro la tradizione romana, un grandissimo imperatore. Infatti come tutte e tre ci hanno dato degli spunti molto precisi e puntuali, a Roma era una cosa come dire... dire bollente quella, era una patata bollente, era una cosa che scotta perché il vecchio patriziato romano i greci li disprezzava, ammirava la loro cultura ma non voleva imitarli troppo e invece questo va a partecipare alle Olimpiadi, è una cosa che sciocca.
E lui sbaglia a farlo? Cioè sbaglia a andare troppo avanti? Forse sì. Eccolo qui, potuto dar retta a professor Barbera aveva capito che se fosse un uomo Se fosse rimasto un passo indietro forse la storia sarebbe andata in modo diverso e oggi Nerone sarebbe... Ma doveva dare retta al professor Seneca, bastava quello.
Deposto dal senato e braccato dai pretoriani, nel 68 d.C. Nerone è costretto al suicidio e con lui termina la dinastia Giulio-Claudia. L'anno successivo il vuoto di potere provoca una guerra civile. Quattro comandanti militari si avvicennano al governo dell'impero, Galba, Otone, Viteglio e infine Tito Flavio Vespasiano.
Esponente di una famiglia di estrazione equestre e provinciale, Vespasiano rimette in sesto le finanze dello Stato e lega la carica dell'imperatore alla successione ereditaria, fondando così la sua dinastia, la dinastia Flavia. Gli succede infatti suo figlio, Tito. La carriera di Tito si è consolidata in Giudea. dove ha domato la rivolta antiromana e conquistato Gerusalemme. Il suo breve regno vede due avvenimenti importanti, l'inaugurazione del Colosseo, chiamato infatti Amfiteatro Flavio, e l'erozione del Vesuvio.
Per la sua amministrazione oculata dello Stato verrà chiamato Delizia del genere umano. Alla sua prematura morte gli succede il fratello minore, Tito Flavio Domiziano. Il suo regno dura 15 anni ed è contraddistinto soprattutto dal tentativo di instaurare una monarchia assoluta. Della figura di Domiziano parliamo con il professor Umberto Roberto. Io, Sese, Augusto, Tito, Flavio Domiziano, signore dell'impero romano.
Mi proclamo al cospetto di questa assemblea divino. Questa è l'alba di un nuovo giorno. Il mondo intero lo ricorderà come il giorno di una nuova nascita. È l'avvento del regno dell'unico vero Dio.
La consapevolezza del suo potere anticipa la monarchia per grazia divina dei secoli della tarda antichità, ma il suo tentativo di instaurare un potere assoluto si macchia di sangue. Con l'assunzione dell'Accensoria Potestas a vita, Domiziano si rinforza in un'attività di rinforzamento. Si arroga il diritto e il dovere di riformare i costumi decaduti dell'impero. Questa carica gli offre la possibilità di prendere in autonomia severi provvedimenti contro gli adulteri, contro i pantomimi e contro coloro che offendevano la religione tradizionale. Molto dibattuta è la questione del rapporto di Domiziano con i cristiani.
Tutto... ruota attorno alle condanne di Flavio Clemente, console condomiziano, e di Flavia Domitilla, moglie di Flavio Clemente e nipote dello stesso imperatore. Secondo alcuni, Clemente e Domitilla sarebbero stati messi a morte assieme ad altre personalità di rilievo per la loro fede cristiana e sarebbero per questo martiri.
Secondo altri, come Svetonio, la causa della condanna sarebbe stata invece un sospetto inconsistente di complotto. Inoltre, per volere di Domiziano, l'apostolo Giovanni sarebbe stato relegato a Patmo, nel mare Egeo. Quanto alla famiglia dell'imperatore, Svetonio ci racconta di una relazione di Domiziano con la figlia di suo fratello Tito, Flavia Giulia, ma anche di presunti tradimenti di sua moglie, l'Augusta Domizia Longina. In quel clima di opposizione e di sospetto, Molti senatori vengono uccisi o mandati in esilio, così anche i filosofi avversi al regime. A un certo punto, gruppi diversi, anche di estrazione senatoria, si trovano a convergere contro l'odiato tiranno, che il 18 settembre del 96 viene ucciso a pugnalate nel suo palazzo con la complicità dei suoi più fidati collaboratori, e forse anche della moglie.
Con la morte di Domiziano, si estingue la dinastia Flavia. I pretoriani, molto legati all'imperatore, vengono lasciati liberi di sfogare la loro rabbia e ottengono la condanna degli assassini di Domiziano. Il senato di Roma sceglie come nuovo imperatore il rassicurante senatore Nerva e getta l'onta della damnatio memoriae su Domiziano.
Le sue statue saranno abbattute e il suo nome cancellato ovunque. nell'intento di estinguerne il ricordo. Chiara Gelsom, ma i suoi contemporanei che giudizio diedero su Domiziano? Attraverso il resoconto degli storici Cassio Dione, Svetogne e Tacito emerge un ritratto senz'altro non lusindiero di Domiziano. In particolare Tacito non solo si riferisce nell'agricola al Principato Domizianeo nei termini di un regime di repressione crudele, ma lascia appunto in soluta la questione che riguarda la morte del suocero Giulio Agricola, per la quale correva voce che fosse stata ordinata da Domiziano stesso.
Un'immagine diversa però ci viene proposta dagli autori Marziale e Stazio, soprattutto quest'ultimo, autore delle Silve, libri cioè di componimenti in metro vario, tra i quali alcuni componimenti che sono proprio dichiaratamente le encomiastici delle celebrazioni rivolti a Doniziano. La contraddittorietà della figura di Doniziano resta in parte anche tra gli storici moderni e contemporanei, ma senz'altro è possibile mettere in luce alcuni elementi positivi della sua politica, ad esempio l'ampliamento del reclutamento senatorio e il tentativo di creare un funzionariato imperiale che attingesse anche al centro equestri. la politica paterna, oppure anche il tentativo di allargare la cultura cereale a Roma per far fronte autonomamente a eventuali carestie.
È vero quello che dice Chiara Gelso, che anche Svetonio viene arruolato fra gli storici critici di Domiziano, però io voglio ricordare, nel difendere Domiziano, che Svetonio smonta le accuse, di fatto la principale, di persecuzione dei cristiani. Quella a me sembra la più sovraccaricata fra le accuse a Domiziano. O ci sono consistenze?
C'è una certa controversia sull'attribuire a Domiziano una precisa politica anticristiana e si discute anche del rapporto tra Domiziano e il proselitismo giudaico a Roma, nell'aristocrazia per quanto il rapporto con gli ebrei è segnato anche dalla memoria della grande campagna del padre e del fratello ma insomma... Domiziano ebbe sicuramente questo scontro molto forte con il Senato che nasceva dal suo desiderio di affermare il ruolo del principe, non solo come comandante militare. Anticipa per certi aspetti personaggi come Traiano, come lo stesso Adriano, perché lui è un principe... che si mette alla testa delle sue legioni. Domiziano, a differenza dei suoi predecessori, solo Claudio era stato in Britannia, ma Domiziano quando iniziano le campagne militari si reca sul posto e partecipa con i suoi soldati.
Il fatto che poi i pretoriani vollero sostanzialmente punire chi aveva concesso a Nerva di diventare imperatore e Nerva fu costretta ad accettare, indica che i pretoriani, ma in generale le legioni, è... erano favorevoli a Domiziano, lui aveva puntato su quello e con successo, tant'è vero che poi il successore di Nerva sarà un generale che era stato uno dei comandanti militari sotto Domiziano, cioè Traiano. Professore, il filmato rappresenta a Domiziano quasi come un demente che a un certo punto si diventa asiatico, diciamo così, e dice io sono...
Insomma, toccato da quello che oggi diremmo è il destino e prima ancora di aver fatto i conti col Senato. Ma non sarebbe stato più saggio fare prima i conti col Senato e poi proclamarsi... Dio? Non sarebbe, non avrebbe mai avuto successo in questo perché a Roma si diventava divinità dopo la morte, questo era proprio un aspetto della mentalità dei romani e questo potere ce l'aveva il senato attraverso l'apoteosi degli imperatori defunti.
Beh è quello che poi avverrà successivamente, diciamo che tutto l'atteggiamento dei principi degli Antonini fino a Commodo E quindi Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio sarà un po' legato a fare tesoro, a rimediare rispetto agli errori di Domiziano. Tant'è vero che proprio in contrapposizione alla tirannide di Domiziano si sviluppa, pochi anni dopo, l'idea dell'optimus princeps, del princeps che governa dialogando con il Senato. È chiaramente una contrapposizione.
al modello che in maniera intempestiva aveva, per i tempi in cui viveva, cercato di affermare i domenici anni. Sì, sì, intempestiva è la parola giusta, nel senso che fosse stato 50 anni dopo, la storia sarebbe andata, fosse stato 50 anni dopo e si fosse posto meglio il problema del rapporto col Senato, meglio di quanto se lo pose. Certamente tra i diversi attori che davano il consenso a un potere che era molto, diciamo, forte, dal punto di vista della violenza ma che costituzionalmente era fragile, quello del principe, dei diversi attori che davano il consenso, il senato, il popolo di Roma, i provinciali e i soldati, non c'è dubbio che Domiziano privilegiò i soldati, quello era l'obiettivo.
delle sue strategie di consenso. Questo è un po' il tempestivo, nel senso che la monarchia militare è qualcosa che si sviluppa successivamente. Però forse lui lo fece anche perché aveva il problema del padre Vespasiano, del fratello Tito, che erano state due persone che si erano cimentate con la rivolta giudaica e lui voleva dare il senso di non essere da meno. È un'ipotesi che sta in piedi?
È un'ipotesi che possiamo sicuramente... Sicuramente prendere in considerazione, perché Vespasiano e Tito erano stati dei validissimi condottieri generali, c'è anche il fatto che è stato detto che questa famiglia veniva non da ambito senatorio. E quindi l'unico strumento, almeno per Domiziano, era quello delle grandi vittorie. e militari.
Mizziano, ultimo dei Flavi, muore nel 96 d.C. e il Senato elegge al suo posto un anziano senatore, Marco Cocceio Nerva. Il suo nome accontenta tutti, ma non le truppe, che restano invece legate all'imperatore ucciso.
E così Nerva decide adottare come figlio e successore un generale molto amato, Marco Ulpio Traiano. Traiano è nato ad Italica, nell'odierna Andalusia, e porta ai vertici dell'impero l'aristocrazia provinciale. Traiano diventa imperatore nel 98 d.C.
e subito adotta una politica espansionistica. Nel 101 dichiara guerra alla Dacia, odierna Romania, e al suo re, Decebalo. Dopo cinque anni e due campagne militari, la Dacia diventa provincia romana e il bottino è inestimabile.
Qualcosa... come 165.000 chili di oro e 330.000 chili di argento. Con questo tesoro Traiano dà il via a un piano urbanistico che rimodella Roma e le altre città delle province. Con Traiano l'impero arriva al massimo della potenza e al massimo della sua estensione e verrà quindi chiamato l'Optimus Principes. Di Traiano parliamo con la professoressa Francesca Cenerini.
Traiano, con il bottino delle campagne militari in Dacia, si prende un posto di tutto rispetto al centro di Roma. Nel 107 iniziano i lavori per la costruzione dell'imponente foro a lui dedicato, progettato dall'architetto Apollo d'Oro di Damasco. Lo spazio viene ricavato demolendo la sella che univa il Campidoglio e il Quirinale.
L'ingresso si apre sul lato del foro di Augusto, mentre il fondo è occupato dalla Basilica Ulpia, che prende il nome dal gentilizio dell'imperatore. A est del foro, costruito a gradoni in laterzio, proprio lì dove è stata scavata la collina, si erge una delle costruzioni utilitarie migliori dell'antica Roma, i mercati di Traiano. Secondo i recenti studi, il complesso era utilizzato in parte come magazzino per le derrate alimentari gestite dallo Stato e in parte per l'amministrazione delle attività del foro.
Lungo la via Basolata, la via biberatica, si possono vedere i resti dei portali in travertino caratteristici delle antiche botteghe, le taberne dove si vendeva al minuto. Con il rinnovamento urbanistico Traiano intende migliorare la vita sia dei cittadini di Roma che delle province. In questa ottica vengono costruite le terme di Traiano a Colleoppio, rifornite dall'acquedotto dell'acqua traiana sulla via Aurelia, il porto esagonale a Ostia, il ponte di Alcantara sul fiume Tago e lo straordinario acquedotto di Segovia in Spagna, che dalle ultime datazioni è attribuito proprio a questa epoca.
Tuttavia a Roma resta ad affrontare il problema dell'imes orientale, l'annosa questione dei parti. Le campagne che Traiano inizia nel 114 porteranno i romani fino al cuore dell'impero partico, con la conquista della stessa capitale. tale Ctesifonte e il raggiungimento del Golfo Persico. Ma la salute malferma, l'età avanzata e le rivolte degli ebrei scoppiate nei territori orientali chiudono questo nuovo capitolo di offensive romane. Cassio Dione ci riporta alcune parole paradigmatiche di Traiano che denotano la frustrazione di un grande combattente.
Sarei certamente arrivato fino in India se fossi stato ancora giovane. L'8 agosto del 117, a seguito di un aggravamento della sua salute, l'Optimus Princeps muore in Cilicia, proprio mentre sta tornando a Roma. Traiano, Germanicus, Dacicus, Articus, Lacticus, l'impero al massimo della sua espansione in punto di morte raccontano le fonti adotta il governatore pubblio elio adriano anche lui originario di italica che sarà il suo successore le sue ceneri tornano a roma dove per la prima volta vengono sepolte all'interno del pomerio in un urna d'oro proprio sotto la colonna a lui dedicata Maria Grazia Cinti, quello che mi colpisce è che non solo artisti, letterati, ma anche il medico Claudio Galeno parla benissimo di Traiano. Sì, perché Traiano è uno degli imperatori che maggiormente interviene sulle infrastrutture. Infatti il medico Claudio Galeno nel Metodo Smedendi lo elogia proprio come costruttore di strade e di ponti.
Però c'è un aspetto molto particolare che Traiano oltre a costruire... costruire o restaurare acquedotti, strade e ponti, migliora l'intero sistema portuale dell'impero. Traiano infatti costruisce il porto di Centumcelle, che tutti oggi noi conosciamo come Civitavecchia, a nord di Roma, e quello di Terracina, che invece si trova a sud della capitale.
Centumcelle era fondamentale non solo perché aveva una duplice funzione annonaria e militare, ma anche perché permetteva i collegamenti con la Corsica, la Spagna, la Gallia e la Sardegna. Traiano migliora il portus di Claudio, quello poco a nord di Ostia, e sistema anche l'approdo urbano, quindi a Roma, dove le merci terminavano il loro viaggio sull'acqua. E Traiano effettuerà l'ultima.
dell'imitazione complessiva delle rive del Tevere perché accadeva che i cittadini sempre più spesso occupassero le rive o comunque le zone limitrofe al fiume impedendone la normale manutenzione. Professoressa, io tra breve ringrazio Maria Grazia Cinti, ma tra breve le farò vedere anche un filmato sul famoso panegirico. Ma le chiedo, prima di andare avanti, ma Traiano non ha nessun tallone Achille?
In effetti lo rappresentano così, però forse se avessimo potuto sentire il parere di Decebalo, ecco di sicuro il parere... sarebbero stati diversi. È chiaro che secondo me nella rappresentazione storica successiva Traiano rappresenta il punto di arrivo più splendido dell'impero romano. Però era ben presente anche nel filmato che prima abbiamo visto l'idea che lui stesso alla fine della sua vita dice se fossi stato più giovane qua è chiaro che c'è la cosiddetta imitazio alexandri cioè il modello mai raggiunto di alessandro il macedone quindi forse c'è nello stesso traiano alla fine della sua vita anche il sentimento chi si è giunti a una svolta non a caso poi le conquiste territoriali sul fronte partito saranno dal successore adriano abbandonate proprio per la impossibilità di mantenere la sicurezza dei confini Professoressa, lei è bravissima, mi affascina, allora mi permette di farle una domanda idiota? E la domanda idiota è questa...
Nessuna domanda è idiota, mai mai! Margherita Iusenari, allora ha sbagliato soggetto, poteva fare le memorie di Traiano, visto che Traiano è il più grande di tutti, perché dover scegliere Adriano? Secondo il mio parere, perché Traiano non ha quella l'urromantica che invece ha Adriano.
È più pragmatico, ecco, forse non rispondeva alle emozioni di Margherita Orsenara, è più pragmatico. Certo, perché lui aveva il sogno di Alessandro Magno, quello di andare fino a oltre le frontiere del mondo allora conosciuto, però, a parte che è un imperatore notevolissimo... gli manca il tocco di immaginazione che passa nella leggenda è proprio così sono perfettamente d'accordo manca quel quid pluris senta, lei conosce l'arco di Traiano ad Ancona?
ah sì, lo conosco tuttora è visibile nel porto di Traiano ed è a mio parere un monumento di grande interesse perché ha una storia lunga cioè pare secondo i più recenti studi che non sia stato progettato all'inizio così è degli anni 114-115 la sua diciamo definitiva costruzione lo sappiamo dalle titolature dell'imperatore come è evidente Traiano dà un doppice messaggio il messaggio diciamo così di ... costruttore di infrastrutture, ha ristrutturato questo porto che gli scavi ci dicono essere stato interrato durante il primo secolo. Quindi riporta a effettivo utilizzo il porto di Ancona e lei sa molto bene che si discute tra gli studiosi da dove poi Traiano, da quale porto sia partito. Ancona, Brindisi, Ravenna eccetera. Ma non c'è solo il messaggio appunto legato al benessere alle infrastrutture.
c'è anche un messaggio dinastico ben preciso. C'è la moglie, che è Augusta, c'è la sorella che nel frattempo è morta ed è stata divinizata nel 112, perché attraverso la sorella si avrà quel legame più stretto col successore Adriano, in quanto Adriano sposa una nipote di Marciana, vale a dire Sabina. Allora qua devo fare un ringraziamento. Particolare a Maria Grazia Cinti che come studiosa specifica dei porti di Traiano che prima ci ha ben spiegato, ci ha portato per mano anche alle cose che lei adesso ci ha ricordato. Però come le ho promesso le faccio vedere in un filmato il modo in cui Plinio il Giovane parlava di Traiano in quel celeberrimo panegirico.
Per diventare imperatore non hai fatto altro che meritarlo e ubbidire. Lo eri già e non lo sapevi. Eri un condottiero, un governatore, un soldato.
Per la modestia, la laboriosità e l'attenzione sempre vigile, ti sei guadagnato l'adorazione dei soldati, sopportando fame, sete, polvere e sudore. Insieme a loro, allevato nel culto delle armi, non temi la guerra, ma non la provochi. E quando vi sei obbligato, tutti possono constatare che non hai vinto per celebrare un trionfo.
Allo celebri, perché hai vinto. professoressa secondo lei traiano era anche un imperatore colto o era un imperatore amato dai soldati forte militarmente rispettato dagli intellettuali perché forte secondo me era anche un imperatore colto a mio parere a livello a quei livelli non si poteva non essere colti e chiaro che come si diceva prima di traiano si è preferito parlare della sua grande capacità militare. C'è poi anche la contrapposizione, a mio parere, tra Traiano militare e invece il suo successore, Adriano Piucolto, e in questo caso può avere un ruolo anche la moglie di Traiano Plotina, la quale, come è stato efficacemente detto, condivideva con Adriano questa visione, diciamo, culturale dove la cultura greco-ellenistico orientale poteva rappresentare una sorta di tratto unificante. In questo senso io penso però che anche se si è privilegiato l'aspetto militare di Traiano non poteva non circondarsi di intellettuali come abbiamo detto prima.
Per approfondire gli argomenti trattati nella puntata di oggi, Roma, l'Alto Impero, vi segnaliamo tre libri. Nerone, Edward Champlin, la terza 2008. Divus Vespasianus, il bimillenario dei Flavi, a cura di Filippo Coarelli, electa 2009. Traian Optimus Princeps, Julian Bennett, Rutledge 1997. E siamo al momento delle conclusioni. L'uomo simbolo di questa vasta cultura traianea è Apollodoro di Damasco, l'urbanista, l'architetto che diede la sua impronta e forse qualcosa di più all'impresa edilizia di Traiano. Tant'è che Traiano ebbe nei suoi confronti un'amicizia che diventò quasi una dipendenza culturale.
Stava ad ascoltarlo, parlava con lui dalla mattina alla sera. E Adriano? che era stato adottato da Traiano e indicato come suo successore, sempre più si intrometteva, voleva far vedere che anche lui ne sapeva, che anche lui aveva un talento da urbanista, finché un giorno, questo lo racconta Cassio Dione, Apollodoro gli si rivolse ad Adriano in maniera molto, molto sgarbata, gli disse ma sta zitto tu che non capisci niente, non occuparti di cose che non sai. Passò qualche tempo e Adriano divenne, come era previsto, il successore di Traiano. Apollodoro era ancora a corte.
Per un primo tempo Adriano gli diede l'impressione che tutto sarebbe continuato come prima, ma appena una volta Apollodoro ebbe un parere di dissenso, Adriano fu spietato. Lo mandò via e non ne voglio sapere mai più.