Era questa la frase che correva come un brivido lungo le baracche delle famiglie dei minatori la mattina dell'8 agosto del 1956. Limbalzava di casa in casa, nelle orecchie di mogli, figli, amici, di quanti con la mattina alle 7 erano scesi in miniera per il loro turno. Ma chi erano coloro che non avrebbero più rivisto la luce del giorno? Che non avrebbero più riabbracciato i loro cari? Ballato il sabato sera o giocato a carte nei pochi momenti di svago dopo aver lavorato come schiavi?
E soprattutto, chi erano coloro che fuori li aspettavano i neri, avvolti dal fumo nero che usciva dalla miniera e che portava con sé l'odore della morte? Erano giovani uomini, figli di una nazione che usciva da una guerra che aveva lasciato profonde ferite in tutta l'Europa, ai quali, per mantenere se stessi e la famiglia, non restava altro che lasciare il proprio paese, i propri affetti, le proprie abitudini e recarsi laddove c'era un enorme bisogno di mani povere. E con un'economia dove l'emigrazione era la componente più importante, cominciò una campagna per incoraggiarla.
C'erano i manifesti di fuori, le chiese, il comune, capito? Che il Belgio domandava di questa mano d'opera per venire a lavorare che si andrissero una domanda e quando arrivava l'avviso si partiva e prendevano la gente dai 18 ai 40, né più giovani né più vecchi, ma sani e si partiva col convoglio. del sud della Sicilia al nord dell'Italia e del Trentino.
Si trovavamo tutti a Milano sotto la stazione. Mille persone al mese partiva e per... si restava tre giorni a Fermilà per fare passaporti dove si andava a lavorare e poi si ripartiva.
Quando siamo arrivati qui a Chalerva c'era... quello ha detto, se non lo dico bene... con gli oggetti, dall'accoglienza, accoglimento, come si dice?
Accoglienza. Accoglienza. Ad accoglienza.
E allora guardavo sul passaporto, e dicevo questo è il Bois di Casier, e ci metteva da parte. Quando ha trovato il gruppo, montato su un camion, e a Schelerwacht c'era un centro medicale in faccia all'esposizione, ancora passare una visita. Se eravamo sani, non è per il viaggio che siamo malati.
e pur due del gruppo che ero io li hanno rimandati indietro perché avevano piccole punte di vene vericose, volevano la gente sana. Ci vedono appunto queste colline a punta, non essendo abituati. Vedere queste colline vicino a noi, che tipo di posto può essere questo?
Poi dopo, quando invece mi hanno spiegato bene, quelle colline non sono colline naturali, quelle sono comunque colline fatte da scarti di carbone, sono colline nere e per quanto sono grosse fanno pensare quanto questi minatori hanno dovuto scavare per far diventare... carbone qui buono come avete visto la di antra sì ma c'era un espessore di un metro cinquanta di pietra se quello lì non era stato estratto da quanto portava caso spingeva questo blocco di pietra era tutto franco, non si avanzava. Allora noi nella medesima galleria, 25 metri quella lì avanti si tirava e 25 metri dietro c'era questo contiere qui di buon carbone, come funzionavano le macchine, quello che faceva carbone, quello che trasportava della mitte per...
Mettere una cartuccia la notte si faceva per crocare un po' il carbone, venire più tenero. Quelli di notte che portavano il materiale, come ho detto, dove si scendeva i carelli. che andavano nell'ascensore, vedi, il pieno faceva sortire il vuoto e alla superficie il vuoto faceva sortire il pieno.
Quindi si lavorava 24 ore? 24 ore assolutamente, qui il turno del mattino era da... dalle 7 alle 3 e il primo ascensore partiva alle 7 e alle 3 era la superficie.
Altra situazione, questo è il vero carbone e qui erano tirati sulle rotaie con i cavalli, qui c'erano tanti cavalli perché era una miniera di terza categoria. c'era molto legno, ho capito, poca sicurità, la sicurità è venuta dopo, avete sentito. Ebbene questo qui, un buon cavallo, tirava dieci carelli, li portava a un posto dove veniva il locomotore, dove poteva arrivare perché non poteva andare al di là per il gas, e portava dieci vuoti verso il cantiere. Allora vedi qui, guarda, nel 1900... 555 la battaglia del carbone permette raggiungere al buon di casier una produzione di 170 mila tonnellate 558 la punta massima del topo guerra è stato veramente l'anno dove carbone carbone si vedeva solo che carbone allora mi direte perché io ve la do la risposta perché c'era i contratti più tonne uscite usciva la superficie più l'Italia aveva carbone perché l'Italia aveva perso la guerra, poca energia, come io sono venuto qua se c'era lavoro stavo bene nel mio paese, ero più sole ma mancanza di lavoro se volevo formare una famiglia, allora più tonno usciva più l'Italia aveva carbone, più noi eravamo pagati, era come ti dico...
come il petrolio oggi, l'oro nero. Qui valeva più una tona di carbone che una vita umana, fino a che non c'è stato i 262 morti. Siamo morti perché dopo che sono morti hanno salvato la vita nostra perché il lavoro era inferiore, non c'erano materiali per lavorare, non c'era questo, quello altro quando arrivai e trovai il tuo materiale eri stato più a fare carbone allora il suo sacrificio ci ha salvato la vita nostra È stata un'esperienza forte, mai vissuta prima, dato che stando lì durante tutto il viaggio, durante tutta l'esperienza, si provano emozioni non comuni.
Per esempio avevo continui vuoti allo stomaco perché immaginavo perennemente il dolore provocato alle famiglie. Ma il giorno dell'8 agosto, qua era un caos, qua si parlava, io conoscevo le famiglie, la gente, con gli occhi non poteva dirsi fai coraggio, fai il portale, quindi con gli occhi si parlava. In quanto noi cerchiamo di studiare e approfondire cosa è accaduto nell'ambito di questa tragedia, non riusciremo mai a cogliere tutti quegli aspetti che riguardano la vita privata di questi minatori che appunto furono coinvolti nell'evento.
Come sono state organizzate secondo lei le operazioni di soccorso? Ha avuto un po' di male, perché quando è montato Gianetta, che ha detto che è lui che ha fatto la catastrofe, l'ingegnere ha mandato i giovani ingegneri per vedere cosa c'è, perché tutti non sono mica montati. Il chef, che era il capo, è andato giù, non era più a respirare, allora ha fatto montare la casa direttamente e sentiva gridare.
C'erano dei operai che volevano rimontare, allora ci ha detto a tutti gli età, ti fermi a vedere. E ha fatto così alle 10 e 10 le due case sono state giù. Ecco vuoi sapere se c'era la gente dentro? L'hanno riempita d'acqua. Se no vedi che ancora oggi viene fuori il suolo.
Ma c'è carbone là. Tre settimane dopo hanno cominciato, i primi ne hanno trovati 7-8 subito, ma dopo sono rimasti 3. 15 giorni, tre settimane dall'acqua. I cavalli, c'erano i cavalli, erano gonfi.
La gente, cosa vuoi sapere, si erano morti tutti i morti. Si hanno chiuso, si è rimasti là. E' un giorno di memoria, di rispetto, della gente, dei giovani, dei figli che sono rimasti quando hanno costruito i suoi padri. E' un giorno di rispetto che qua.
Questa miniera in più, negli anni 60, è stata abbandonata totalmente e addirittura volevano costruirci un supermercato, però grazie a questi terminatori sopravvissuti... e con la loro determinazione sono riusciti a far sì che diventi proprio un luogo della memoria. Allora vedete qui, questo qui, questo qui sono rondinelle perché è un uccello che emigra e come noi siamo emigrati abbiamo fatto mettere, perché è poco che abbiamo messo, perché domandano, avete sentito? Allora, grazie a io che vi racconto che sono ancora qui perché dei minatori ce ne sono rimasti.
ben pochi se no altrimenti qui volevano fare un supermercato è stato 30 anni all'abbandono qui era tutto un bosco e allora io sono ancora qui a raccontarvi con gli altri minatori che sono morti poverini. Io sono stata formativa per incontrare queste persone perché aveva potuto vedere quello che hanno sofferto sono cose che non si trovano nei libri A me mi dà tanta forza da vivere a vedere questi frutti qui che noi abbiamo sofferto. Io vengo tutti i giorni, non abito lì. Questa è la seconda casa.
Grazie a tutti. la frustrazione di sentirsi orfani di padre e patria. SIGLA